Nel piccolo centro del Vibonese la storia di Vincenzo Fratea, artigiano del legno che produce penne esclusive

DINAMI – La Calabria è una delle regioni con il più alto indice di boscosità in Italia, paradosso (forse) di una regione nota per il suo mare e le coste eppure significativamente legata alle colline, alle montagne ed a quel legno che, soprattutto nei secoli passati, era apprezzato per la quantità. Una storia antichissima se lo storico greco Strabone narra di una regione occupata da alberi e corsi d’acqua e Dionigi di Alicarnasso specifica la presenza di «abeti, ontani, pecci, pini, faggi e frassini» usati dai Romani.
Con il legno calabrese furono costruiti, ad esempio, i solai di almeno tre delle più grandi Basiliche di Roma o i tetti della Reggia di Caserta. A queste latitudini, insomma, il legno era noto per abbondanza e resistenza.
Ma nella nostra regione è anche risalente l’arte della scultura e dell’intaglio con un legno di qualità che venne utilizzato per suppellettili, carpenterie, cantieri navali ma anche oggetti “sacri”: cori, leggii, bassorilievi e portoni lignei.
Più recentemente il mantenimento di questa nobile tradizione è affidata all’iniziativa di pochi, come non citare la “dinastia” dei Grenci e delle pipe a Brognaturo.
E poi c’è chi, associando alla falegnameria il gusto per prodotti di nicchia ed esclusivi, dà vita – ad esempio – a veri e propri pezzi unici frutto dell’intreccio tra qualità del legno, perizia artigiana e sensibilità artistica.

La storia è quella di Vincenzo Fratea, giovane imprenditore di Dinami, che grazie alla sua passione e al sostegno del Gal Terre Vibonesi ha trasformato in realtà un sogno, produrre penne ricercate, realizzate a mano e “forgiate” su misura. Penne a sfera, roller e stilografiche tutte caratterizzate dal buon gusto e dall’esclusività.

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